A MAD GAME

Julian Costa: voce e chitarra ritmica
Alessio Rasore: basso
Massimiliano Ronchi: batteria e voce
Dario Zampatti: chitarra solista e voce


La band nasce a Genova nel 2005 da Julian Costa,Massimiliano Ronchi e Andrea Marchini proponendo un rock alternativo che fonde in sè diversi generi musicali,quali il funky,il metal ed il grunge. I primi anni di vita del progetto"A Mad Game"sono caratterizzati da varie modifiche di line-up,Massimiliano Ronchi lascia il gruppo e subentra al suo posto il batterista Andrea Parigi,con il quale la band registra un primo demo.Il risultato è un lavoro acerbo,tecnicamente valido ma privo di un sound e sonorità.La band,nel maggio del 2007,anche per colpa degli impegni extra musicali dei singoli,si scioglie. Nel settembre del 2007, Julian trova quelle caratteristiche di sound e affinità che in passato venivano a mancare,il tutto grazie al ritorno del batterista Massimiliano Ronchi e con l'ingresso nella band del bassista Alessio Rasore. Nel 2008 gli A Mad Game calcano i palchi di diversi locali e sono coinvolti con i loro live in alcuni eventi musicali genovesi. Nel 2009 inizia la crescita musicale de gli" Un Gioco Folle",infatti essi partecipano a eventi importanti nell'ambito ligure come lo "Zena Zuena"(al palasport) e il "Santo Rock"(quest'ultimo vede anche esibirsi bands del calibro di Misfits ed Extrema). Ma la voglia di musica è troppo forte,fortissima...è altrettanto forte come quella di mettere "nero su bianco"il lavoro di anni fatto in sala prova,e così nell'ottobre del 2009 "i 3" entrano in studio per iniziare la registrazione di"STAND UP", il loro primo album,che,a gennaio del 2010,a lavoro finito,include 10 songs.Nel medesimo mese,la band si completa con l'ingresso del chitarrista Dario Zampatti,proveniente dal gruppo prog Melting Clock,arricchendo i brani con un'impronta metal-hard rock.
Gli "AMG" iniziano a pubblicizzare il proprio album d'esordio con vari live e varie iniziative:tra questi spicca il live del 7 maggio 2010 al "Takabanda" di Varazze (Savona),dividendo il palco con il rocker Pino Scotto,quello dell'1 agosto al "Reload Music Festival"di Ferrara.Quindi protagonisti a "Superpass",programma televisivo di musica e spettacolo,realizzando negli studi di Padova un video promozionale della title-track "Stand Up",brano che è incluso nell'omonimo album(attualmente il video è in onda in tutta Italia in varie televisioni locali) e anche a "Talent 19",programma radiofonico della ligure "Radio19".
Con la collaborazione della "Nadir Rock" gli "A Mad Game" calcheranno i palchi di vari festival e locali italiani,tra i quali il "Days Shocking Ground" di Terni, portando con sè l'energia pura dei loro live.


RECENSIONI:

"Stand Up" è il disco de A Mad Game, complimenti. Quanto sono importanti gli anni 90 del grunge per questi ragazzi? Tutto, basta. I Pearl Jam dentro le vene, l'impatto iniziale non lascia spazio ad altro, adesso ne sono tremendamente convinto. Sento forti vibrazioni che mi attraversano dentro, particelle impazzite mi attaccano lo stomaco. Belli tosti. Belli e basta. Il grunge è arte, troppo sentito per essere scimmiottato a cazzo, una divinità da venerare a fondo senza riserva. Tutto per lui. E poi basta poco per lasciarsi travolgere da questo virulento lavoro, buona musica per attente orecchie, ce ne fossero di band così, bravi questi A Mad Game.

Riccardo Merolli ROCKAMBULA


Quando si sente nominare il "grunge", la memoria va dritta senza indugi come una palla da bigliardo in buca centrale, a Cobain e alle sue tristi vicende. La pedanteria comune è assai diffusa, quindi nel vocabolario mentale dell'ascoltatore medio la parola grunge (o meglio il genere, uno degli ultimi nati dagli scantinati di casa) evapora dal suo reale significato ad un iconoclasta slogan che puzza di spirito giovanile.
Trovare in Italia delle band con un attenzione così maniacale per quell' underground che si veste di flanella a quadri (altro stereotipo difficile da estirpare!) non è semplice: tuttavia definire gli A Mad Game, talentuosa band genovese, strettamente grunge sarebbe un eresia.
Nel loro sound è leggibile una totale influenza agli anni '90, costruendo un rock-pop litigioso, ammorbidito dalla dose giusta di funk, senza per questo trasformarli in seguaci di Flea e Kiedis. Il debito maggiore spetta a band come Pearl Jam e The Afghan Whigs, capaci di farsi apprezzare ad un pubblico più vasto districandosi dal fuzz acido delle chitarre, tralasciando in parte la vena punk sovversiva di base e quel tempo da hard-rock rallentato.
Il segreto degli A Mad Game sembra essere questo: saper essere versatili, facendo comparire e scomparire le carte a loro piacimento, un rock ruvido ma apprezzabile al tatto. Non si tratta di puro compromesso, gli ingredienti sono centellinati canzone dopo canzone con attenzione e precisione.
Stand Up si presenta a tinte forti macchiate da riff ammiccanti e concreti senza lacerare i timpani: la chitarra di Julian Costa è capace sia di stridere pesantemente con funambolici acuti che soffiare armonie più accessibili nel chorus; Alessio Rasore al basso conferisce il piglio giusto (piacevoli all'udito le sue trame), mentre a Massimiliano Ronchi (l'ingrato) compito di "sbattersi" tra rullante, charleston, crash e grancassa!
L'attacco di Let me Crawling ha qualche reminiscenza con il sicuro successo Gentlemen degli "Afgani di Cincinnati" di Greg Dulli; un rock-funk secco e diretto, ove la componente "hard" è marcata ma non sino allo sfinimento. Prosegue con le medesime condizioni d'ascolto, Words, lievemente più pop della precedente. La title-track delinea un pericoloso quanto curioso identikit, sembra di udire un grunge triturato e coverizzati dagli Incubus; quasi una bestemmia detta così, invece la ricetta perlomeno azzardata si rivela essere non solo commestibile ma (per i più affamati) pure appettitosa.
La voce di Julian Costa a tratti si allinea alle melodie vocali di Eddie Vedder, evidente in There, e a tratti insegue (senza mai raggiungerlo) il timbro di Layne Stanley, nella calda Morning Rain.
Poi, la manovra che non ti aspetti: un doppio carpiato alla velocità punk, ti aspetta dietro l'angolo, Take me Down, sconvolge il lief-motiv del disco e si concede lo sfizio di sfondare senza freni inibitori. Apprezzabile l'incipit "presidenziale" …
Quello si evince da Stand Up è un debito musicale piuttosto marcato ai Pearl Jam, con deliziose varianti che personalizzano decisamente il disco.
Si tralascia spesso il messaggio che gli A Mad Game cercano di lanciare, tra le righe man mano che le tracce scorrono, si delinea un salvagente di soccorso per una generazione distratta, che recita male e confonde continuamente parti ed ruoli. Un disco sincero che vuole rimarcare le proprie origini underground ma senza doverne per forza seguire i dettami: tanto per ricordare a qualche discografico distratto che il grunge quando era all'apice, non puzzava solo di deodorante per teenagers!

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